“Lei è così giovane, così nuovo a ogni inizio, e io vorrei pregarla come posso, caro signore, di essere paziente verso tutto l'insoluto del suo cuore, e di tentare di amare le domande stesse come stanze chiuse, e come libri scritti in una lingua molto estranea. Non cerchi ora le risposte, che non possono esserle date perché non le potrebbe vivere. Mentre si tratta appunto di vivere tutto. Ora viva le domande. Forse così a poco a poco, insensibilmente, si troverà un giorno lontano a vivere la risposta”.
“Perciò, caro signore, ami la sua solitudine, e porti il dolore che essa le procura con melodioso lamento”.
“Se non vi è comunione tra gli uomini e lei, cerchi di stare vicino alle cose, ed esse non la abbandoneranno; ancora vi sono le notti e i venti, che soffiano tra gli alberi e su molti paesi; ancora, tra le cose e gli animali, tutto è pieno di eventi, ai quali le è concesso avere parte”.
“ Pericolose e cattive sono le tristezze che portiamo tra la gente, per sopraffarle; come malattie trattate in modo superficiale e sciocco, esse non fanno che arretrare per erompere, dopo una breve pausa, tanto più virulentemente; e si ammassano nell'intimo e sono vita, sono vita non vissuta, svilita, perduta, di cui si può morire”.
“Per questo è così importante essere solitari e attenti, quando si è tristi: perché l'istante in apparenza vuoto e fermo in cui il nostro futuro accede a noi, è tanto più vicino alla vita di quell'altro momento chiassoso e casuale in cui esso, come da fuori, sopravviene”.“Perché vuole escludere dalla sua vita una qualche irrequietezza, una qualche pena, una malinconia, se ignora cosa tali stati d'animo stiano operando in lei?”.
“ Se qualcosa nei suoi stati d'animo le appare malato, rifletta che la malattia è il mezzo con cui un organismo caccia l'intruso. Dunque bisogna solo aiutarlo a essere malato, a vivere tutta la malattia e a farla erompere, poiché questo è il suo progresso”.
"La sua crescita è dolorosa come quella dei fancuilli e malinconica come l'inizio delle primavere. Non si lasci turbare da questo. E' necessaria una cosa sola: solitudine, grande solitudine interiore. Volgere lo sguardo dentro sè e per ore non incontrare nessuno: questo bisogna saper ottenere. Questo progresso trasformerà l'esperienza dell'amore, che adesso è piena d errore, la cambierà dalla radice, la muterà in una relazione che è intesa da uomo a uomo, non più da maschio a femmina. E questo amore più umano (che si compirà infinitamente attento e lieve, e buono e chiaro nel legare e sciogliere) somiglierà a quello che noi lottando e con fatica andiamo preparando. L'amore che consiste in questo: che due solitudini si proteggano, si limitino e si inchinino l'uno dinanzi all'altra."
"LETTERA AD UN GIOVANE POETA" DI R.M.RILKE
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venerdì 5 giugno 2009
venerdì 1 maggio 2009
Atto d'Amore
Ada Negri
Non seppi dirti quant'io t'amo, Dio
nel quale credo, Dio che sei la vita
vivente, e quella già vissuta e quella
ch'è da viver più oltre: oltre i confini
dei mondi, e dove non esiste il tempo.
Non seppi; - ma a Te nulla occulto resta
di ciò che tace nel profondo. Ogni atto
di vita, in me, fu amore. Ed io credetti
fosse per l'uomo, o l'opera, o la patria
terrena, o i nati dal mio saldo ceppo,
o i fior, le piante, i frutti che dal sole
hanno sostanza, nutrimento e luce;
ma fu amore di Te, che in ogni cosa
e creatura sei presente. Ed ora
che ad uno ad uno caddero al mio fianco
i compagni di strada, e più sommesse
si fan le voci della terra, il tuo
Volto rifulge di splendor più forte
e la tua voce è cantico di gloria.
Or - Dio che sempre amai - t'amo sapendo
d'amarti; e l'ineffabile certezza
che tutto fu giustizia, anche il dolore,
tutto fu bene, anche il mio male, tutto
per me Tu fosti e sei, mi fa tremante
d'una gioia più grande della morte.
Resta con me, poiché la sera scende
sulla mia casa, con misericordia
d'ombre e di stelle. Ch'io ti porga, al desco
umile, il poco pane e l'acqua pura
della mia povertà. Resta Tu solo
accanto a me tua serva; e nel silenzio
degli esseri, il mio cuore oda Te solo.
Ada Negri
Non seppi dirti quant'io t'amo, Dio
nel quale credo, Dio che sei la vita
vivente, e quella già vissuta e quella
ch'è da viver più oltre: oltre i confini
dei mondi, e dove non esiste il tempo.
Non seppi; - ma a Te nulla occulto resta
di ciò che tace nel profondo. Ogni atto
di vita, in me, fu amore. Ed io credetti
fosse per l'uomo, o l'opera, o la patria
terrena, o i nati dal mio saldo ceppo,
o i fior, le piante, i frutti che dal sole
hanno sostanza, nutrimento e luce;
ma fu amore di Te, che in ogni cosa
e creatura sei presente. Ed ora
che ad uno ad uno caddero al mio fianco
i compagni di strada, e più sommesse
si fan le voci della terra, il tuo
Volto rifulge di splendor più forte
e la tua voce è cantico di gloria.
Or - Dio che sempre amai - t'amo sapendo
d'amarti; e l'ineffabile certezza
che tutto fu giustizia, anche il dolore,
tutto fu bene, anche il mio male, tutto
per me Tu fosti e sei, mi fa tremante
d'una gioia più grande della morte.
Resta con me, poiché la sera scende
sulla mia casa, con misericordia
d'ombre e di stelle. Ch'io ti porga, al desco
umile, il poco pane e l'acqua pura
della mia povertà. Resta Tu solo
accanto a me tua serva; e nel silenzio
degli esseri, il mio cuore oda Te solo.
domenica 15 febbraio 2009
''Il possesso a cui tende l'amore è molto di piu' a un metro dall'oggetto che neanche afferrandolo. E' come l'areoplano che, quando parte, dà su di giri ai motori e, quando sono al massimo e vibra tutta la carcassa dell'aereo, tutto vibra,-zac!-si mette in volo.Cosi', di fronte a una persona amata, nell'amore a una persona, è molto piu' grande l'intensità dell'amore quando ti fermi a un metro e tutto vibra e tutto sembra volerla afferrare e tu ti trattieni dall'afferrare, non per trattenerti dall'afferrare, ma perchè c'è un'adorazione e un riconoscimento del significato della cosa. E tu sei li' che vivi questo sentimento di significato e trattieni l'impeto che ti spingerebbe a una presa puramente meccanica. In quel momento tu vuoi bene a quella persona centomila volte di piu' che neanche se l'afferri con tutte e due le mani. Per amare una presenza, tu devi riconoscere che essa è segno del Mistero, di Cristo: cio' di cui è fatta è Cristo. E tutto in te, davanti a essa, viene proteso e lanciato come domanda a Cristo che si sveli, che si faccia vedere. Perchè, quando Cristo si fara' vedere in quella faccia, sarà la fine del mondo, sarà l'eternità (quell'eternità di cui quella persona è fatta: se è fatta di Cristo, è fatta di eternità, no?) Essere a un metro senza prendere vuol dire essere tutto proteso nel prender coscienza del segno che essa è. Per questo niente al mondo la può piu'cancellare, proprio perchè è segno di Cristo; e niente al mondo puo' soverchiarla, perchè è segno di Cristo. Se è segno di Cristo, quello che ti viene di conseguenza è lo struggimento perchè Cristo si riveli in lei, cioè che appaia la definitività della cosa, appaia la verità della cosa nella sua definitività. Perchè anche in Paradiso la persona amata è segno in cui cio' di cui è segno si effonde, si rivela, esplode. Quando Gesu' guardava la Samaritana, era cosi': era il segno del Padre la Samaritana e Cristo viveva lo struggimento che il Padre si manifestasse in lei, che tutto il mondo in lei vedesse il Padre, cioè vedesse Lui, perchè il Padre si era fatto carne nel Figlio. Soltanto che Gesu' non aveva il prurito che abbiamo noi, l'istinto che abbiamo noi, il disordine, l'impetuoso disordine che noi subiamo dopo il peccato originale, perciò è come se fosse li' a un metro, ma contemplando e desiderando. Forse la parola giusta è adorando. L'uomo non puo' amare la donna che ama, se non da un metro di distanza."
don Luigi Giussani
don Luigi Giussani
Quanto più si ama, tanto più uno ha bisogno di sacrificio per fondare ciò che ama. […]
Perché l'Eterno è entrato nel mondo dove c'è ciò che guardo con preferenza. Quanto più uno ama, quanto più preferisce, tanto più ha come una strana necessità di sacrificio. Che non è per Gesù, ma è per le realtà di questo mondo, perché siano vere![…]necessità di sacrificio perché emerga quello che viene prima nel rapporto. E così il rapporto sta, diventa vero, sempre più vero, e non va via più, cioè diventa eterno. E l'Eterno che entra nel rapporto amato lo rende segno, ma segno questa volta reale, come segno più vicino per analogia al sacramento, segno cioè che porta dentro di sé la sua verità. Non è un sentimento mio, non si risolve in sentimento mio, ma si risolve in una dedizione del mio io all'altro, al tu, in cui il tu diventa vero per il sacrificio che io devo continuamente compiere per affermare il Tu che sta dietro il tu, cioè il Tu di Cristo.
La tua personalità è sempre più lieta che ciò che ama abbia dentro l'Eterno: non lo perderà più.
[…] Quanto più acutamente si ama tanto più diventa necessaria una sofferenza. La sofferenza è necessaria non per purificare la cosa per Cristo, ma per rendere vera la cosa.
Il sacrificio è per la verità del tempo e dello spazio, per la verità delle cose. Per la verità delle persone; e quanto più si ama una persona tanto più questa necessità si sente e si percepisce. E ciò che tiene su tutto questo è proprio quella fede e quell'amore a Cristo in cui Cristo è la forza che mi rende forte. Rende forte me, perché è fede e amore mio, è sacrificio mio; come è preferenza mia, come è cosa mia. Ma è Cristo che tiene su tutto questo.
[…] Perché per voler veramente bene a una persona, in modo eccezionale, bisogna che nel rapporto viva un sacrificio tale che quella persona è come se ci aprisse ad abbracciare tutta la comunità, tutto ciò che è presente, e porta dentro di sé tutto ciò che è presente. […] un'amicizia particolare, una preferenza, spalanca.
Il sacrificio sta nel guardare alla persona a cui vuoi bene con la memoria di Cristo, secondo la memoria di Cristo. […] La parola sacrificio non indica affatto necessariamente fatica e dolore o – meglio – rinuncia, fatica come rinuncia. Vuol dire far penetrare la memoria di Cristo in quello che ami; allora quello che ami diventa più vero, perché viene penetrato dall'Eterno. E la memoria da far penetrare è : "Vieni Gesù". […] La presenza che ti ha colpito deve essere penetrata della memoria di Colui che l'ha fatta, di Cristo. E questo implica un sacrificio in tutto ciò che vorrebbe arrestarti alla sorpresa, allo stupore. Quindi è nello stupore e nel sacrificio che si afferma Cristo. […]
Non assumete la categoria mondana di amore, perché la categoria mondana di amore potrà farvi stare due minuti in estasi di fronte a quello che sentite, alla bellezza, o ripeter questi due minuti altre 34 volte in 3 anni, ma non produce una categoria diversa, 100 volte più potente, di sguardo amoroso. Lo sguardo amoroso che nasce sui ruderi dello sguardo naturale, istintivo – diciamo naturale: è più giusto perché riguarda l'istinto ma anche l'ovvio, il sentimento ovvio - , lo sguardo ammirato, di ammirazione e di gioia che nasce sull'abbandono dei detriti del nostro sentimento naturale, che si è insinuato in noi dopo che abbiamo fatto fatica (mortificazione: apparenza di negazione), dopo che abbiamo fatto questa esperienza di rinnegamento, è 100 volte diverso. […]
Lo sguardo amoroso cristiano non teme niente, è preoccupato che tutto c'entri: non è sguardo amoroso a te se non è sguardo amoroso alla tua persona. […] Se si ama tutta la realtà della creatura che si ha davanti, innanzitutto se ne ama il destino!
[…]E' presuntuoso dire: "Sì, ti amo", come è presuntuoso che un uomo dica alla sua donna, alla donna che gli chiede : "Mi ami tu?", "Sì, ti amo". Normalmente è di una presunzione senza limiti quest'affermazione, perché non è vera. Per poter rispondere sì ti amo, devi attraversare la faccia e vedere dietro, in prospettiva, la presenza del suo destino, che è la presenza di Dio fatto uomo.
[…]Il primo amore verso una persona, o l'espressione prima dell'amore verso una persona, è che in essa si avveri, si operi la verità: che conosca il vero e che si operi il vero. […] Quando si vuole veramente bene è solo l'amore alla verità dell'altro che può portare al sacrificio.
.
[…]Perciò la coscienza del vero non solo non elimina, non elude il sentimento, ma fonda il sentimento giusto […] e il sentimento si può rivelare come attaccamento a cio che è vero. L'attaccamento è il fondo anche dell'amore umano. L'amore umano, ultimamente, comunque sia nato, non rimane mai com'è nato: l'ultima sua verità è l'attaccamento. L'attaccamento sembra non essere un sentimento, invece è un sentimento: si chiama fedeltà.
Una persona, quando vuol bene a un'altra persona, nella misura in cui vuol bene a un'altra persona, cosa può fare se non domandare?O pretendere o domandare […] "Posso essere 100 volte peggio di quel che sono: ti prego, amami, perché io ti amo"è il rapporto tra Gesù e san Pietro, che è la pagina umanamnte più bella che esista al mondo. Infatti, il gioco più acuto dell'amore umano, che è la preferenza, inevitablmente, al cento per cento, si riconduce a naturalismo, a pretesa naturalistica, a scelta naturalistica, a richiesta naturalistica, e non invece a una passione più grande per il destino dell'altro.
L'ideale cui tende ogni amore vero, nel suo culmine, l'amore tra l'uomo e la donna, l'unità tra i due, l'immedesimazione tra i due che è tragicamente impossibile, diventa possibile: tu e io siamo una cosa sola con Cristo e in Cristo; se non ci fosse Cristo cesseremmo di essere una sola cosa così e saremmo giustapposti.
Meno che dar la vita non è amare. Noi diciamo: "Si vuol bene se si vuole il destino dell'altro". […] E' la nuda e cruda totalità d'affermazione dell'altro. La ricerca di una corrispondenza […] nn solo è il paradosso più sperimentalmente impressionante, ma è anche il paradosso supremo: quando uno è follemente innamorato di una persona, la esige. Annulla l'amare: l'altro è il grande e terribile, tremendo pretesto per affermare sé.
Ma una contentezza che impegna la tua vita con un'altra vita, totalmente, come fa ad accadere?Soltanto di fronte all'avvenimento che Dio ti ha cercato, ti ha cercato e ti ha trovato, è venuto con te, cammina con te, c'è una contentezza tale per cui uno può amare chiunque altro. […] Perché è soltanto se Dio viene in terra che uno ha una contentezza tale da poter amare, o uno incontra una grazia tale da sperare. Perché sperare è tutta la vita e amare è tutta la persona.
don Luigi Giussani
Perché l'Eterno è entrato nel mondo dove c'è ciò che guardo con preferenza. Quanto più uno ama, quanto più preferisce, tanto più ha come una strana necessità di sacrificio. Che non è per Gesù, ma è per le realtà di questo mondo, perché siano vere![…]necessità di sacrificio perché emerga quello che viene prima nel rapporto. E così il rapporto sta, diventa vero, sempre più vero, e non va via più, cioè diventa eterno. E l'Eterno che entra nel rapporto amato lo rende segno, ma segno questa volta reale, come segno più vicino per analogia al sacramento, segno cioè che porta dentro di sé la sua verità. Non è un sentimento mio, non si risolve in sentimento mio, ma si risolve in una dedizione del mio io all'altro, al tu, in cui il tu diventa vero per il sacrificio che io devo continuamente compiere per affermare il Tu che sta dietro il tu, cioè il Tu di Cristo.
La tua personalità è sempre più lieta che ciò che ama abbia dentro l'Eterno: non lo perderà più.
[…] Quanto più acutamente si ama tanto più diventa necessaria una sofferenza. La sofferenza è necessaria non per purificare la cosa per Cristo, ma per rendere vera la cosa.
Il sacrificio è per la verità del tempo e dello spazio, per la verità delle cose. Per la verità delle persone; e quanto più si ama una persona tanto più questa necessità si sente e si percepisce. E ciò che tiene su tutto questo è proprio quella fede e quell'amore a Cristo in cui Cristo è la forza che mi rende forte. Rende forte me, perché è fede e amore mio, è sacrificio mio; come è preferenza mia, come è cosa mia. Ma è Cristo che tiene su tutto questo.
[…] Perché per voler veramente bene a una persona, in modo eccezionale, bisogna che nel rapporto viva un sacrificio tale che quella persona è come se ci aprisse ad abbracciare tutta la comunità, tutto ciò che è presente, e porta dentro di sé tutto ciò che è presente. […] un'amicizia particolare, una preferenza, spalanca.
Il sacrificio sta nel guardare alla persona a cui vuoi bene con la memoria di Cristo, secondo la memoria di Cristo. […] La parola sacrificio non indica affatto necessariamente fatica e dolore o – meglio – rinuncia, fatica come rinuncia. Vuol dire far penetrare la memoria di Cristo in quello che ami; allora quello che ami diventa più vero, perché viene penetrato dall'Eterno. E la memoria da far penetrare è : "Vieni Gesù". […] La presenza che ti ha colpito deve essere penetrata della memoria di Colui che l'ha fatta, di Cristo. E questo implica un sacrificio in tutto ciò che vorrebbe arrestarti alla sorpresa, allo stupore. Quindi è nello stupore e nel sacrificio che si afferma Cristo. […]
Non assumete la categoria mondana di amore, perché la categoria mondana di amore potrà farvi stare due minuti in estasi di fronte a quello che sentite, alla bellezza, o ripeter questi due minuti altre 34 volte in 3 anni, ma non produce una categoria diversa, 100 volte più potente, di sguardo amoroso. Lo sguardo amoroso che nasce sui ruderi dello sguardo naturale, istintivo – diciamo naturale: è più giusto perché riguarda l'istinto ma anche l'ovvio, il sentimento ovvio - , lo sguardo ammirato, di ammirazione e di gioia che nasce sull'abbandono dei detriti del nostro sentimento naturale, che si è insinuato in noi dopo che abbiamo fatto fatica (mortificazione: apparenza di negazione), dopo che abbiamo fatto questa esperienza di rinnegamento, è 100 volte diverso. […]
Lo sguardo amoroso cristiano non teme niente, è preoccupato che tutto c'entri: non è sguardo amoroso a te se non è sguardo amoroso alla tua persona. […] Se si ama tutta la realtà della creatura che si ha davanti, innanzitutto se ne ama il destino!
[…]E' presuntuoso dire: "Sì, ti amo", come è presuntuoso che un uomo dica alla sua donna, alla donna che gli chiede : "Mi ami tu?", "Sì, ti amo". Normalmente è di una presunzione senza limiti quest'affermazione, perché non è vera. Per poter rispondere sì ti amo, devi attraversare la faccia e vedere dietro, in prospettiva, la presenza del suo destino, che è la presenza di Dio fatto uomo.
[…]Il primo amore verso una persona, o l'espressione prima dell'amore verso una persona, è che in essa si avveri, si operi la verità: che conosca il vero e che si operi il vero. […] Quando si vuole veramente bene è solo l'amore alla verità dell'altro che può portare al sacrificio.
.
[…]Perciò la coscienza del vero non solo non elimina, non elude il sentimento, ma fonda il sentimento giusto […] e il sentimento si può rivelare come attaccamento a cio che è vero. L'attaccamento è il fondo anche dell'amore umano. L'amore umano, ultimamente, comunque sia nato, non rimane mai com'è nato: l'ultima sua verità è l'attaccamento. L'attaccamento sembra non essere un sentimento, invece è un sentimento: si chiama fedeltà.
Una persona, quando vuol bene a un'altra persona, nella misura in cui vuol bene a un'altra persona, cosa può fare se non domandare?O pretendere o domandare […] "Posso essere 100 volte peggio di quel che sono: ti prego, amami, perché io ti amo"è il rapporto tra Gesù e san Pietro, che è la pagina umanamnte più bella che esista al mondo. Infatti, il gioco più acuto dell'amore umano, che è la preferenza, inevitablmente, al cento per cento, si riconduce a naturalismo, a pretesa naturalistica, a scelta naturalistica, a richiesta naturalistica, e non invece a una passione più grande per il destino dell'altro.
L'ideale cui tende ogni amore vero, nel suo culmine, l'amore tra l'uomo e la donna, l'unità tra i due, l'immedesimazione tra i due che è tragicamente impossibile, diventa possibile: tu e io siamo una cosa sola con Cristo e in Cristo; se non ci fosse Cristo cesseremmo di essere una sola cosa così e saremmo giustapposti.
Meno che dar la vita non è amare. Noi diciamo: "Si vuol bene se si vuole il destino dell'altro". […] E' la nuda e cruda totalità d'affermazione dell'altro. La ricerca di una corrispondenza […] nn solo è il paradosso più sperimentalmente impressionante, ma è anche il paradosso supremo: quando uno è follemente innamorato di una persona, la esige. Annulla l'amare: l'altro è il grande e terribile, tremendo pretesto per affermare sé.
Ma una contentezza che impegna la tua vita con un'altra vita, totalmente, come fa ad accadere?Soltanto di fronte all'avvenimento che Dio ti ha cercato, ti ha cercato e ti ha trovato, è venuto con te, cammina con te, c'è una contentezza tale per cui uno può amare chiunque altro. […] Perché è soltanto se Dio viene in terra che uno ha una contentezza tale da poter amare, o uno incontra una grazia tale da sperare. Perché sperare è tutta la vita e amare è tutta la persona.
don Luigi Giussani
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