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giovedì 12 novembre 2009

A proposito della sentenza della Corte europea sui crocifissi
UNA PRESENZA IRRIDUCIBILE

La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo contro i crocifissi nelle
aule scolastiche ha suscitato una vasta eco di proteste: giustamente quasi
tutti gli italiani - l’84%secondo un sondaggio delCorriere della Sera - si sono
scandalizzati della decisione.
«E voi chi dite che io sia?». Questa domanda di Gesù ai discepoli ci raggiunge
dal passato e ci sfida ora.
Quel Cristo sul crocifisso non è un cimelio della pietà popolare per il quale
si può nutrire, almassimo, un devoto ricordo.
Non è neppure un generico simbolo della nostra tradizione sociale e
culturale.
Cristo è un uomo vivo, che ha portato nelmondo un giudizio, una esperienza
nuova, che c’entra con tutto: con lo studio e il lavoro, con gli affetti
e i desideri, con la vita e lamorte. Un’esperienza di umanità compiuta.
I crocifissi si possono togliere, ma non si può togliere dalla realtà un
uomo vivo. Tranne che lo ammazzino, come è accaduto: ma allora è più
vivo di prima!
Si illudono coloro che vogliono togliere i crocifissi, se pensano di contribuire
così a cancellare dallo “spazio pubblico” il cristianesimo come esperienza
e giudizio: se è in loro potere -ma è ancora tutto da verificare e noi
confidiamo che siano smentiti - abolire i crocifissi, non è nelle loromani togliere
dei cristiani vivi dal reale.
Ma c’è un inconveniente: che noi cristiani possiamo non essere noi stessi,
dimenticando che cos’è il cristianesimo; allora difendere il crocifisso sarebbe
una battaglia persa, perché quell’uomo non direbbe più nulla alla nostra vita.
La sentenza europea è una sfida per la nostra fede. Per questo non possiamo
tornare con tranquillità alle cose solite, dopo avere protestato scandalizzati,
evitando la questione fondamentale: crocifisso sì, crocifisso no, dov’è
l’avvenimento diCristo oggi?O, detto con le parole diDostoevskij: «Un
uomo colto, un europeo dei nostri giorni può credere, credere proprio, alla
divinità del figlio di Dio, Gesù Cristo?».

Comunione e Liberazione
Novembre 2009.

venerdì 10 aprile 2009


TERREMOTO IN ABRUZZO
PASSIONE DELL'UOMO, PASSIONE DI CRISTO
Ancora una volta siamo stati feriti nell’intimo del nostro essere da un
evento sconvolgente. Così sconvolgente che è difficile sottrarsi alla domanda
circa il suo significato, talmente supera la nostra capacità di comprensione.

La questione è tanto radicale quanto scomoda. Non possiamo cercare di
chiuderla in fretta, desiderando di voltare pagina quanto prima per dimenticare.
Non è ragionevole restare prigionieri di una emotività che ci
soffoca, tanto meno spostare l’attenzione su eventuali responsabili.

La carità sterminata, che si è documentata in questi giorni come moto
spontaneo e che sarà necessaria soprattutto nei prossimi mesi quando ci
sarà più bisogno di aiuto, indica che la dimenticanza non è l’unica strada.
Eppure neanche questa mossa è in grado di esaurire l’urgenza della domanda,
suscitata dall’esperienza della nostra impotenza di fronte al terremoto.

Eventi come questo ci mettono davanti al mistero dell’esistenza, provocando
la nostra ragione e la nostra libertà di uomini. Sprecare l’occasione
di guardarlo in faccia ci lascerebbe ancora più smarriti e scettici. Ma per
stare davanti almistero dell’esistenza abbiamo bisogno di qualcosa di più
della nostra pur giusta solidarietà. Da soli non possiamo.

La compagnia di Cristo - che è all’origine dell’amore all’uomo proprio del
nostro popolo - si rivela ancora una volta decisiva nella nostra storia: una
compagnia che dà senso alla vita e allamorte, alle vittime, ai sopravvissutiGiustifica
e a noi stessi, e sostiene la speranza.

L’imminenza della Pasqua acquista, allora, una nuova luce. «Egli che non
ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci
donerà ogni cosa insieme con lui?» (Rm 8,32).
Comunione e Liberazione
Aprile 2009.