domenica 11 gennaio 2009

"Adesso sono solo.
Adesso sono in mezzo ai vivi come il ramo nudo il cui secco rumore fa paura al vento della sera. Ma il mio cuore è gioioso come il nido che ricorda e come la terra che spera sotto la neve. Perchè so che tutto è dove deve essere e va dove deve andare: al luogo assegnato da una sapienza che (il Cielo ne sia lodato!) non è la nostra."
O. V. Milosz, Miguel Manara

Gustave Dorè





“Is this the Region, this the Soil, the Clime,"
Said then the lost Arch angel, “this the seat
That we must change for Heaven?, this mournful gloom
For that celestial light? Be it so, since He
Who now is Sovran can dispose and bid
What shall be right: farthest from Him is best,
Whom reason hath equall'd, force hath made supreme
Above his equals. Farewell, happy Fields,
Where Joy forever dwells: Hail, horrors, hail
Infernal World, and thou profoundest Hell
Receive thy new Possessor: One who brings
A mind not to be chang'd by Place or Time.
The mind is its own place, and in itself
Can make a Heaven of Hell, a Hell of Heaven.
What matter where, if I be still the same,
And what I should be, all but less than he
Whom Thunder hath made greater? Here at least
We shall be free; the Almighty hath not built
Here for his envy, will not drive us hence:
Here we may reign secure; and, in my choice,
To reign is worth ambition, though in Hell:
Better to reign in Hell than serve in Heaven.
But wherefore let we then our faithful friends,
The associates and co-partners of our loss,
Lie thus astonished on the oblivious Pool,
And call them not to share with us their part
In this unhappy Mansion, or once more
With rallied Arms to try what may be yet
Regained in Heaven, or what more lost in Hell?”

John Milton, The Paradise Lost



"E’ questa la regione è questo il suolo e il clima",

disse allora l'Arcangelo perduto, "è questa sede che

abbiamo guadagnato contro il cielo, questo dolente buio
contro la luce celestiale? Ebbene, sia pure così

se ora colui che è sovrano può dire e decidere

che cosa sia il giusto: e più lontani siamo

da lui e meglio è, da lui che ci uguagliava per ragione

e che la forza ha ormai reso supremo

sopra i suoi uguali. Addio, campi felici,

dove la gioia regna eternamente! E a voi salute, orrori,

mondo infernale; e tu, profondissimo inferno, ricevi

il nuovo possidente: uno che tempi o luoghi

mai potranno mutare sua mente. La mente è il proprio luogo

e può in se fare un cielo dell’inferno, un inferno del cielo

Che cosa importa dove, se rimango me stesso; e che altro

dovrei essere allora se non tutto, e inferiore soltanto

a lui che il tuono ha reso il più potente? Qui almeno

saremo liberi; poiché l'Altissimo non ha edificato

questo luogo per poi dovercelo anche invidiare,

non ne saremo cacciati: vi regneremo sicuri, e a mio giudizio

regnare è una degna ambizione, anche sopra l'inferno:

meglio regnare all’inferno che servire in cielo.

Quindi perché lasciare gli amici fedeli,

gli alleati e i partecipi di questa nostra perdita,

giacere così attoniti sull'acque immemoriali,

e non chiamarli con noi a condividerela loro sorte in questa dimora infelice,

o a tentare con noi nuovamente, riprese le armi,

ciò che ancora può essere riconquistato in cielo?














venerdì 9 gennaio 2009

Edward Hopper, Morning Sun , 1952, olio su tela, 71,4 x 101,9 cm, Columbus Museum of Art, Ohio

ICARO

Appartengo, fin dal principio, al cielo?Se non v'appartengo, perché
mi ha fissato così, per un attimo,
e mi ha attirato lassù, con la mia mente, in alto, sempre più in alto,
e senza tregua mi seduce e mi trascinaverso altezze remote all'umano?
L'equilibrio severamente studiato,
il volo razionalmente calcolato,
nessuna anomalia sarebbe possibile;
perché dunque la brama di salire nel cielo
è così simile, in sé, alla follia?Niente mi può appagare,
subito mi tedia qualsiasi novità terrestre.
Più in alto, più in alto, instabilmente
vengo trascinato sempre più vicino al fulgore del sole.
Perché la sorgente di luce della ragione mi brucia,
perché la sorgente di luce della ragione mi annienta?
Sotto di me, in lontananza, villaggi e fiumi sinuosi
assai più tollerabili appaiono di quando sono vicini.
Perché mi perdonano, mi approvano, mi invitano,
suggerendo che così lontano
potrei anche amare l'umano
sebbene un simile amore non possa essere la mia meta?
E, se anche lo fosse, non avrei forse
ragione di appartenere fin dal principio al cielo?
Mai ho invidiato la libertà degli uccelli,
mai ho desiderato l'indolenza della natura,
incitato solo dal misterioso struggimento
a salire, ad avvicinarmi, ad immergermi nell'azzurro del cielo.
Così contrario alle gioie organiche,
così lontano dai piaceri di uno spirito superiore.
Più in alto, più in alto, irretito, forse, dalla lusinga e dalla vertigine delle ali di cera?
E dunque,
Se dal principio appartenessi alla terra?
E perché la terra, se così non fosse,
provocherebbe con tanta rapidità la mia caduta
senza concedermi il tempo di pensare o di sentire?
Perché la terra così morbida e languida,
mi ha accolto con l'urto della lamina d'acciaio?
La tenera terra si è trasformata in acciaio
solo per mostrarmi la mia fragilità,
affinché la natura mi mostrasse
che la caduta è molto più naturale del volo,
molto più naturale di quella misteriosa passione?
L'azzurro del cielo è un'illusione
prodotta dall'ebbrezza bruciante ed effimera
delle ali di cera, e tutto, fin dal principio
fu escogitato dalla terra, a cui io appartengo?
O forse il cielo, segretamente, favorì il piano
per colpirmi con la sua punizione?Per punirmi della colpa
di non credere che esista un io,
o di credere troppi bel mio io,
di volere impazientemente conoscere a chi io appartenga,
o di presumere di sapere tutto
e di tentare di volare lontano,verso l'ignoto,
o verso il conosciuto, sempre verso il punto di un azzurro simbolo?

yukio mishima
ALI
YUKIO MISHIMA

http://www.pedro.it/webs/millelireonline.it/SchedeMOL/4_ali/Pagine/alionline.htm

giovedì 8 gennaio 2009

Di fronte alla persona amata è molto più grande l'intensità dell'amore quando ti fermi ad un metro, e tutto vibra, e tutto sembra volerla afferrare. Non per trattenerti dall'afferrare, ma perché c'è un'adorazione e un riconoscimento del significato della cosa. E tu sei lì che vivi questo sentimento di significato e trattieni l'impeto che ti spingerebbe ad una presa puramente meccanica. Peramare una presenza tu devi riconoscere che essa è del Mistero, di Cristo: ciò di cui è fatta è Cristo. E tutto in te viene proteso come domanda a Cristo che sisveli, che si faccia vedere. Perché quando Cristo si farà vedere in quella faccia, sarà la fine del mondo, sarà l'Eternità! Essere ad un metro senza prendere vuol dire essere tutto proteso nel prendere coscienza del segno che essa è, del valore di segno che essa è. Per questo niente al mondo la può cancellare, proprio perché è segno di Cristo. Se è segno di Cristo, quello che ti viene come conseguenza è lo struggimento perché Cristo si riveli in lei.

Don Giussani

martedì 6 gennaio 2009

HAIKU
colori lievi
solo camelie
nella foschia mattutina
Mizuhara Shuõshi

nella pioggia primaverile
di certo, è uscito
lo spiritello della pietra.
Murakami Kijo

solitudine:
i fuochi d'artificio che fioriscono,
dopo cade una stella
Masaoka Shiki

aranci in fiore
quelle montagne mordono
l'azzurro del mare
Katsuo Sekimori

fiori di pruno:
si raccoglie il fresco
negli angoli della stanza
Yosa Buson

stanchezza:
entrando in una locanda,
i glicini
Matsuo Bashõ

tra la barca e la riva
a separarci si alza un salice
Masaoka Shiki

ad ogni cancello
la primavera comincia
dal fango sui sandali
Kobayashi Issa