domenica 11 gennaio 2009
Adesso sono in mezzo ai vivi come il ramo nudo il cui secco rumore fa paura al vento della sera. Ma il mio cuore è gioioso come il nido che ricorda e come la terra che spera sotto la neve. Perchè so che tutto è dove deve essere e va dove deve andare: al luogo assegnato da una sapienza che (il Cielo ne sia lodato!) non è la nostra."
O. V. Milosz, Miguel Manara

"E’ questa la regione è questo il suolo e il clima",
disse allora l'Arcangelo perduto, "è questa sede che
abbiamo guadagnato contro il cielo, questo dolente buio
contro la luce celestiale? Ebbene, sia pure così
se ora colui che è sovrano può dire e decidere
che cosa sia il giusto: e più lontani siamo
da lui e meglio è, da lui che ci uguagliava per ragione
e che la forza ha ormai reso supremo
sopra i suoi uguali. Addio, campi felici,
dove la gioia regna eternamente! E a voi salute, orrori,
mondo infernale; e tu, profondissimo inferno, ricevi
il nuovo possidente: uno che tempi o luoghi
mai potranno mutare sua mente. La mente è il proprio luogo
e può in se fare un cielo dell’inferno, un inferno del cielo
Che cosa importa dove, se rimango me stesso; e che altro
dovrei essere allora se non tutto, e inferiore soltanto
a lui che il tuono ha reso il più potente? Qui almeno
saremo liberi; poiché l'Altissimo non ha edificato
questo luogo per poi dovercelo anche invidiare,
non ne saremo cacciati: vi regneremo sicuri, e a mio giudizio
regnare è una degna ambizione, anche sopra l'inferno:
meglio regnare all’inferno che servire in cielo.
Quindi perché lasciare gli amici fedeli,
gli alleati e i partecipi di questa nostra perdita,
giacere così attoniti sull'acque immemoriali,
e non chiamarli con noi a condividerela loro sorte in questa dimora infelice,
o a tentare con noi nuovamente, riprese le armi,
ciò che ancora può essere riconquistato in cielo?
venerdì 9 gennaio 2009
Appartengo, fin dal principio, al cielo?Se non v'appartengo, perché
mi ha fissato così, per un attimo,
e mi ha attirato lassù, con la mia mente, in alto, sempre più in alto,
e senza tregua mi seduce e mi trascinaverso altezze remote all'umano?
L'equilibrio severamente studiato,
il volo razionalmente calcolato,
nessuna anomalia sarebbe possibile;
perché dunque la brama di salire nel cielo
è così simile, in sé, alla follia?Niente mi può appagare,
subito mi tedia qualsiasi novità terrestre.
Più in alto, più in alto, instabilmente
vengo trascinato sempre più vicino al fulgore del sole.
Perché la sorgente di luce della ragione mi brucia,
perché la sorgente di luce della ragione mi annienta?
Sotto di me, in lontananza, villaggi e fiumi sinuosi
assai più tollerabili appaiono di quando sono vicini.
Perché mi perdonano, mi approvano, mi invitano,
suggerendo che così lontano
potrei anche amare l'umano
sebbene un simile amore non possa essere la mia meta?
E, se anche lo fosse, non avrei forse
ragione di appartenere fin dal principio al cielo?
Mai ho invidiato la libertà degli uccelli,
mai ho desiderato l'indolenza della natura,
incitato solo dal misterioso struggimento
a salire, ad avvicinarmi, ad immergermi nell'azzurro del cielo.
Così contrario alle gioie organiche,
così lontano dai piaceri di uno spirito superiore.
Più in alto, più in alto, irretito, forse, dalla lusinga e dalla vertigine delle ali di cera?
E dunque,
Se dal principio appartenessi alla terra?
E perché la terra, se così non fosse,
provocherebbe con tanta rapidità la mia caduta
senza concedermi il tempo di pensare o di sentire?
Perché la terra così morbida e languida,
mi ha accolto con l'urto della lamina d'acciaio?
La tenera terra si è trasformata in acciaio
solo per mostrarmi la mia fragilità,
affinché la natura mi mostrasse
che la caduta è molto più naturale del volo,
molto più naturale di quella misteriosa passione?
L'azzurro del cielo è un'illusione
prodotta dall'ebbrezza bruciante ed effimera
delle ali di cera, e tutto, fin dal principio
fu escogitato dalla terra, a cui io appartengo?
O forse il cielo, segretamente, favorì il piano
per colpirmi con la sua punizione?Per punirmi della colpa
di non credere che esista un io,
o di credere troppi bel mio io,
di volere impazientemente conoscere a chi io appartenga,
o di presumere di sapere tutto
e di tentare di volare lontano,verso l'ignoto,
o verso il conosciuto, sempre verso il punto di un azzurro simbolo?
yukio mishima
giovedì 8 gennaio 2009
Don Giussani
martedì 6 gennaio 2009
nella pioggia primaverile
solitudine:
aranci in fiore
fiori di pruno:
stanchezza:
tra la barca e la riva
a separarci si alza un salice
ad ogni cancello

